Rinascere a Midsommar – Assaggino

Linda godeva del sole appena tiepido di
quel pomeriggio di fine maggio; si trovava
sul pontile del piccolo molo annesso al
cottage che era la sua casa da circa tre anni:
una bella abitazione in legno dalle pareti
rosse e con le finestre riquadrate di bianco,
posta in prossimità del mare.
Era seduta con le gambe ciondolanti e
osservava il suo volto che si rifletteva
nell’acqua fredda del Baltico. L’immagine
che vedeva era lontana anni luce da quella
che solo qualche anno prima avrebbe potuto
vedere riflessa. Non che ci fossero
cambiamenti evidenti. Portava i capelli
bruni sempre lunghi e lasciati al naturale
sulle spalle. Solo qualche capello bianco indicava che non era più giovanissima, ma
la pelle ancora liscia e gli occhi scintillanti
di pagliuzze dorate sul fondo marrone,
potevano ingannare sull’età. Il corpo snello
e tonico contribuiva a farla sembrare una
ventenne. Quello che era cambiato era il suo
stato d’animo oltre alla sua autostima.
Non avrebbe mai ringraziato abbastanza
la zia Ingrid, moglie dello zio paterno
Vittorio, per averle lasciato in eredità il suo
cottage in legno, posto sull’isola Vaxholm,
nell’arcipelago di Stoccolma, dove si era
ritirata alla morte del marito.
Zia Ingrid, bionda e statuaria, era una
donna eccezionale, una pittrice di talento
con un discreto successo. Aveva avuto
sempre un debole per Linda e la voleva con
sé nei periodi di vacanza in Svezia. Durante
la stagione estiva Lin, come la chiamava la
zia, aveva imparato la lingua svedese. Fu un
periodo indimenticabile. Facevano lunghi
bagni in mare, prendevano il sole e
mangiavano pesce a volontà. La zia Ingrid
dipingeva i bellissimi paesaggi dell’isola,

che poi spediva a una galleria d’arte di
Stoccolma; insegnò anche a Linda a
utilizzare varie tecniche pittoriche. Una
volta mandò uno dei quadri fatti dalla nipote
al gallerista, che riuscì a venderlo a un
prezzo discreto.
«Alimenta sempre la tua vena artistica»,
le disse una sera davanti al fuoco. «Sii
sempre un po’ folle. Non ti far tarpare le
ali».
Invece era proprio quello che Linda aveva
fatto: si era fatta tarpare le ali.

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